VATICANO SUGLI EXTRATERRESTRI -DALLA STAMPA 14 Maggio 2008

TERZOMILLENNIO
La svolta dell’astronomo del Papa

“Dio non esclude gli extraterrestri”
GIACOMO GALEAZZI
CITTA’DEL VATICANO
«E’ possibile credere in Dio e negli extraterrestri» e «si può ammettere l’esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell’incarnazione e nella redenzione». Sull’«Osservatore romano», il direttore della Specola Vaticana, padre José Gabriel Funes benedice gli «ufologi», il darwinismo e la teoria del Big Bang. «Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio- afferma l’astronomo gesuita-. Ciò non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come “fratello” e “sorella”, perché non potremmo parlare anche di un “fratello extraterrestre”? Farebbe parte comunque della creazione». Padre Funes annuncia, inoltre, che la nuova sede della Specola, nel monastero delle suore Basiliane ad Albano, dovrebbe essere pronta fra circa un anno. Lì, al confine tra le Ville Pontificie e Albano, si trasferiranno gli studi, i laboratori e la biblioteca astronomica, dalla attuale sede storica nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Anche se «molti astronomi non perdono occasione per fare pubblica professione di ateismo», evidenzia il direttore della Specola Vaticana, «è un po’ un mito ritenere che l’astronomia favorisca una visione atea del mondo». Anzi, «proprio noi scienziati che lavoriamo alla Specola offriamo la testimonianza migliore di come sia possibile credere in Dio e fare scienza in modo serio». A proposito dei problemi che altri mondi porrebbero al concetto di redenzione, il sommo astronomo papale puntualizza che «se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Nessuna contraddizione, poi, tra «big bang» e creazione. «Da astronomo -confida – credo che noi non siamo il prodotto della casualità, ma i figli di un padre buono, il quale ha per noi un progetto d’amore». Ma, aggiunge, «la Bibbia fondamentalmente non è un libro di scienza: all’epoca, ovviamente, era del tutto estraneo un concetto come quello del “big bang”, quindi non si può chiedere alla Bibbia una risposta scientifica». Allo stesso modo, noi non sappiamo se in un futuro più o meno prossimo la teoria del “big bang” sarà superata da una spiegazione più esauriente dell’origine dell’universo: «Attualmente è la migliore e non è in contraddizione con la fede. È ragionevole. La Chiesa non deve temere la scienza». Quanto a Darwin, «dall’osservazione delle stelle e delle galassie emerge un chiaro processo evolutivo. Questo è un dato scientifico». E anche qui non vede contraddizione «tra quanto possiamo imparare dall’evoluzione (purché non diventi un’ideologia assoluta) e la fede in Dio». Il caso Galilei, poi, ha lasciato ferite e malintesi («La Chiesa in qualche modo ha riconosciuto i suoi sbagli. Forse si poteva fare di meglio. Ma ora è il momento di voltare pagina e guardare al futuro»). Fede e ragione «sono le due ali con cui si eleva lo spirito umano: «I progressi degli studi astronomici non smentiscono le verità della fede. Inclusa la possibilità che esistano altri mondi e altre forme di vita».

LA STAMPA 14 MAGGIO 2008

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